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News proveniente dall'area Ragazzi

Protocollo Preadolescenti

L’Ufficio Catechistico e il Centro Pastorale Ragazzi hanno promosso negli ultimi due anni una riflessione chiamata laboratorio medie che si poneva il seguente obbiettivo: fare il punto sulla catechesi e pastorale dei predaolescenti, sviluppando le questioni centrali che caratterizzano questa fascia di età, in vista della formulazione di un protocollo di ricerca.
La proposta del laboratorio era formulata due anni fa attorno a sei temi:

1. L’Iniziazione Cristiana
2. I preadolescenti oggi
3. Il catechista delle medie
4. Il valore di un itinerario formativo
5. Il ruolo dei genitori
6. Il dono sacramentale della confermazione.

L’anno scorso c’è stato un approfondimento intorno agli stili comunicativi efficaci, un doppio approfondimento su due temi (l’iniziazione cristiana nel nostro contesto e la confermazione) e un’apertura e confronto verso altre diocesi, Trento e Modena in particolare.
Il seguente PROTOCOLLO è da un lato sintesi del percorso, dall’altro una sottile traccia che aiuta a concentrarsi su alcuni punti in modo da orientare la ricerca su alcune priorità.
Vuole diventare un punto di riferimento per chi si occupa di preadolescenti, sostenendo una formazione per catechisti eo genitori ed educatori di ragazzi delle medie, abilitarli a realizzare una verifica sulle proposte in atto e sostenere processi di rinnovamento.

E’ scandito intorno a tre passaggi-sfide.

a) OSSERVIAMO (sfida comunicativa)
Il ragazzo prepara nell’età della preadolescenza le condizioni sulle quali poggerà le scelte una volta riconosciutosi giovaneadulto. Osserva, in questo periodo della sua vita, un divenire e un modificarsi delle cose intorno a lui e dentro di lui che lo portano a scoprire le caratteristiche, le regole e le contraddizioni del mondo che lo circonda. In altre parole avverte di essere soggetto di un processo di iniziazione.
Mentre il ragazzo è preso da questa iniziazione in senso largo, “culturale”, noi, come comunità cristiana, gli proponiamo l’iniziazione cristiana.
Tempo fa queste due “iniziazioni” procedevano in simbiosi. Oggi non è più così: tra le due esiste una distanza per certi versi interessante, ma drammaticamente evidente. La vita “di Dio” è percepita come lontana (a volte, addirittura, antagonista) della “vita dell’uomo”[1].
C’è quindi da mettere in atto un processo comunicativo che renda desiderabile il Vangelo come Buona Notizia sulla vita anche dei preadolescenti!

b) CI SEMBRA CHE (sfida educativa)
I catechisti (e i sacerdoti) che lavorano sul campo riconoscono la sfida di cui sopra. Spesso però finiscono con il colpevolizzarsi per non sentirsi all’altezza; oppure si rimpiangono i tempi passati. Quasi sempre si finisce con il dare molte responsabilità ai genitori con i quali si ha difficoltà di dialogo.
E’ difficile elaborare risposte significative, anche per carenza di forze. Davanti alla diffusa irriverenza dei ragazzi e al disinteresse che manifestano alle proposte, sembrano emergere due figure estreme che ironicamente, esprimiamo così, forzando i termini per intenderci: il Talebano, improntato al rigore e l’assistente sociale, preoccupato di mantenere intorno alla parrocchia un “bacino etico”, luogo di buoni sentimenti e rassicurazioni.
Abbiamo un po’ smarrito la gratitudine per questi ragazzi delle medie che comunque ci sono vicini e le domande dei genitori sono classificate spesso in modo negativo. Ma come potremmo fare se non ci fossero?
Si sente dire che è importante “educare la domanda”, in altre parole sembra che si provi un po’ di risentimento se chi si avvicina alle iniziative parrocchiali non lo fa con la consapevolezza (anche minima) di fede. Ci si dimentica che non esiste la fede allo stato puro e che siamo tutti sulla stessa barca. E se si provasse a leggere la questione educativa come un “educare la nostra risposta”?

c) CONCRETAMENTE (sfida ecclesiale)
Solo se si assumono a livello comunitario le sfide precedenti, c’è speranza che la cinghia della trasmissione della fede alle nuove generazioni vada a buon segno.
Sono emersi pertanto alcuni punti degni di interesse che tengono conto di osservazioni di vecchia data e anche di novità che vanno emergendo:
- Ripensare i modi, i tempi e gli spazi di incontrare i ragazzi, educando la nostra risposta e assumendo un atteggiamento benevolo: “Ostiniamoci a ritenere buoni questi ragazzi”!
- Curare bene i passaggi tra il “prima” e il “dopo” medie, cioè elementari e adolescenti e la formazione di chi segue in parrocchia i preadolescenti: catechisti (adulti) e animatori.
E’ infatti difficile educare i ragazzi senza adulti che elaborino percorsi sostanziosi e creativi e senza favorire un processo di identificazione con adolescentigiovani che si dedicano a loro, almeno parzialmente. Possibilmente non manchino, oltre al sacerdote, figure maschili.
- Avvicinare e accompagnare i genitori ritenendoli abilitati a trasmettere la fede con l’intento di collaborare per il bene dei loro figli. Coinvolgerli nelle proposte - almeno alcuni di loro, fin dall’elaborazione dei progetti – e accettare livelli di partecipazione diversificata.
- Favorire esperienze dove i ragazzi stessi sono protagonisti e hanno modo di condividere momenti prolungati (uscite di una o due giorni, campiscuola, pellegrinaggi …) e dove anche i genitori possano rendersi partecipi.
- Credere nella potenzialità dell’anno liturgico educando alla Domenica e facendo vivere intensamente i tempi forti.

NB Il materiale dei vari incontri molto utile per la formazione di catechisti e genitori è disponibile richiedendolo a ragazzi@giovaniverona.it

[1] Così d. Ivo Seghedoni – diocesi di Modena: “I doni del Vangelo e dell’Eucaristia non sembrano interessare molto i preadolescenti, che paiono ben più forgiati da un’altra iniziazione: quella nel gruppo dei pari, davanti al computer, alla play o nelle orecchie l’MP3, un’iniziazione che viaggia sulle onde elettromagnetiche degli sms, appresa dalle riviste per ragazzine o dal gergo imparato sui campi di calcio e nei reality show”.